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Per una tavola moderna di sapore “antico”,
piatto e posate Laura di Gianmaria Buccellati.
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L’argento
in tavola
buon
diritto,
la tavola
può essere
considerata
il vero
focolare
della famiglia,
il punto
d’incontro
più importante
della collettività e
del vivere
in comune.
Quanto
si è parlato,
discusso,
tramato,
gioito
attorno
ad essa!
Si sono
festeggiati
avvenimenti
e vittorie,
appianate
controversie,
suggellati
accordi,
ma si sono
anche intessute
congiure
e consumate
tregedie.
Agli
albori
della storia
la tavola
era costituita
dalla nuda
terra o
da una
semplice
pietra
e gli “arredi” erano
conchiglie,
gusci,
legni sagomati
o rozzi
strumenti
in selce
ed ossidiana.
Con il
passare
dei millenni
e l’evolversi
delle civiltà furono
create
varie forme
di utensili
per la
tavola,
per adeguarli
al gusto
e alle
abitudini
dei gruppi
sociali
che andavano
formandosi,
alle tradizioni
ed ai cibi
che venivano
preparati.
A poco
a poco
i materiali
vili vennero
sostituiti
con materiali
pregiati
e preziosi
e, nei
momenti
di massimo
splendore,
gli arredi
potevano
essere
anche in
oro o argento
massicci,
ornati
e guarniti
con pietre
preziose,
segno distintivo
di ricchezza
e potenza.
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Zuppiera. Torino 1815.
Bottega di Giuseppe Vernoni.
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Esistono
antiche
testimonianze
di oggetti
d’argento
per la
tavola.
Nei poemi
omerici,
si narra
di un cratere
d’argento
vinto da
Ulisse
in una
gara, durante
le celebrazioni
per la
morte di
Patroclo.
Tra i tesori
di epoca
romana
rimasti
sepolti
nell’eruzione
del Vesuvio
sulle città di
Ercolano
e Pompei,
sono stati
rinvenuti
dei cucchiai
d’argento,
ora conservati
al museo
del Louvre.
Notevole
la produzione
bizantina
di piatti
in argento
liscio
risalente
al IV secolo,
produzione
che, nei
due secoli
successivi,
si arricchì di
splendidi
lavori
a sbalzo.
Ma nel
mondo occidentale
le invasioni
barbariche
sopraffecero
le usanze
raffinate
delle civiltà classica
e bizantina
e riportarono
povertà e
rozze abitudini.
Si deve
giungere
al Medioevo
per ritrovare
usanze
e strumenti
eleganti
e ricercati.
L’affermarsi,
nel 1400,
di una
nuova classe
sociale,
quella
di una
borghesia
costituita
da mercanti
e banchieri,
portò ad
una maggior
cura dei
piaceri
della vita
e rappresentò un
punto di
partenza
per l’arricchimento
delle suppellettili
da tavola,
così che
anche la
posateria
cominciò a
prendere
sempre
più spazio
ed importanza
nel contesto
sociale.
Sulle tavole
cominciarono
ad apparire
posate
sempre
più riccamente
decorate
e arricchite
da guarnizioni
in oro,
argento
e pietre
preziose.
Le feste
sfarzose
che si
svolgevano
alle corti
dei Visconti,
dei Medici,
degli Estensi,
dei Gonzaga
e della
Curia Romana,
portarono
ad una
sempre
maggior
opulenza
e fantasia
negli apparati
da tavola. È curioso
ricordare
che il
temine “coperto” derivi
dall’uso
del tempo
di coprire
il cucchiaio,
la forchetta,
il coltello
ed il piatto
del commensale
con un
telo di
lino.
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Trionfo. Forlì 1815.
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Nel
Seicento,
godettero
di notevole
fama in
tutta Europa
le creazioni
degli argentieri
tedesci
e olandesi
che si
erano specializzati
nella produzione
di fruttiere,
coppe,
brocche
e boccali
ricchi
di elaboratissime
decorazioni
a rilievo,
in pieno
stile barocco.
Va ricordato
che anticamente
non esisteva
una vera
e propria
sala da
pranzo,
ma i banchetti
si svolgevano
in sale
più o
meno grandi
a seconda
del numero
degli invitati.
Questi
ambienti
venivano
adornati,
per l’occorrenza,
con alzate
ricoperte
soprattutto
da argenterie.
I tavoli
erano in
genere
costituiti
da piani
di legno,
sostenuti
da cavalletti,
ricoperti
da tovaglie
di lino
o di fiandra
lunghe
fino a
terra.
Il
XVIII secolo
rappresentò l’apice
della bellezza
e del fulgore
per la
posateria
e gli arredi
da tavola,
come i
candelabri,
le zuppiere,
i centri
da tavola,
i trionfi,
e questo
avvenne
suprattutto
in Francia,
a Parigi.
Sull’onda
della magnificenza
della corte
francese,
i maestri
argentieri
si sbizzarrirono
a volontà nelle
forme e
nei disegni,
raggiungendo
il massimo
del gusto
e dell’eleganza.
I regnanti
e i nobili
facevano
a gara
per accaparrarsi
i migliori
cuochi
ed architetti
per le
scenografie,
tanto da
dilapidare
a volte
intere
fortune.
Lo stesso
Re Sole
dava pranzi
incredibilmente
sfarzosi,
dove nulla
era lasciato
al caso,
dal tipo
di vivande
alle disposizioni
a tavola,
e ciò serviva
anche per
tenere
sotto controllo
le frange
di eventuali
fronde:
dal posto
che occupava
a tavola,
si capiva
se il commensale
era in
auge o
in disgrazia.
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Coppia di saliere di produzione belga.
Bruxelles 1830.
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L’argento
e il vermeil
diventarono
di gran
uso a partire
dal XVIII
secolo
e, con
l’invenzione
di nuove
vivande,
si cominciò la
produzione
di pezzi
mai prima
realizzati,
sia per
la posateria
che per
il vasellame.
Come risulta
dai dipinti
e dalle
stampe
dell’epoca,
le tavole
imbandite
rappresentavano
il ceto
e il rango
del potente,
del padrone
di casa:
posate
riccamente
ornate
da incisioni
eseguite
a bulino,
con fregi
e volute,
dorate
a fuoco
da sembrare
d’oro
vero, una
varietà infinita
di modelli,
dai mestoli
da minestra
a quelli
traforati,
dalle pinze
per dolci
alle molle
per prender
le vivande.
Alla luce
di candelieri
e candelabri,
il tutto
si fondeva
in perfetta
armonia
con l’ambiente
e con gli
altri arredi
della tavola,
come le
oliere,
le saliere,
le salsiere
e le mostardiere,
i centri
da tavola,
le zuppiere
e le paiole.
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Oliera a navicella in argento traforato
della fine del XVIII secolo. Chambéry.
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Nel
periodo
Impero,
con la
ventata
di novità propagandate
in tutta
l’Europa
dalle armate
napoleoniche,
il ritorno
alla classicità diede
modo ai
maestri
argentieri
di esprimere
nuovamente
capacità creativa
e buon
gusto.
La Francia
e l’Italia
ebbero
la leadership
in questo
periodo
per quanto
riguarda
la bellezza
degli ornamenti
per la
tavola.
La fine
dell’impero
napoleonico
e l’affermarsi
di una
borghesia
efficiente
ed industriosa
apportò alcuni
cambiamenti
nelle tendenze,
ma sostanzialmente
ormai il
gusto del
bello era
diffuso
in tutte
le classi
sociali.
Ogni famiglia
che godeva
di un certo
benessere,
aveva un
proprio
guardaroba
(così si
chiamava)
di argenterie
in cui
difficilmente
mancava
un bell’astuccio
in legno
foderato
di marocchino,
con le
iniziali
o lo stemma
del proprietario,
dove era
custodito
il servizio
di posate.
Posateria
e vasellame
Delle
tre posate,
cucchiaio,
forchetta
e colteIlo, la prima è sicuramente
la più antica in quanto risponde
ad esigenze primarie. Un tempo, nella Germania
occidentale, il cucchiaio d’argento
era così importante da essere considerato
un investimento. I coltelli furono inventati
successivamente: agli inizi si trattava
di attrezzi per tranciare le carni, che
venivano poi portate alla bocca con le
mani. Nel Medioevo esisteva la figura del “maniscalco”,
il cui compito era quello di tagliare la
carne con appositi coltelli affilati e
porgerla ai commensali che l’appoggiavano
su fette di pane.
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Mostardiera con présentoir.
Parigi 1797 - 1809.
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La
forchetta,
in origine,
era a due
rebbi e
si racconta
fosse stata
portata
in Occidente
da una
principessa
bizantina
andata
in sposa
ad un Doge.
Pare, tuttavia,
che questa
novità avesse
creato
un grande
scandalo
in quanto
considerata
simbolo
di frivolezza
e decadimento
morale.
Comunque,
fu per
merito
di Caterina
de Medici
che la
forchetta
a due rebbi
si diffuse
prima in
Francia
e poi nel
resto dell’Europa.
Mentre
cucchiaio
e coltello
mantennero
nel tempo
più o
meno la
stessa
forma,
la forchetta
passò da
due a tre
rebbi,
per poi
arrivare
a quattro
agli inizi
del Settecento.
Solo a
Venezia
gli argentieri
continuarono,
per un
secolo
ancora,
a produrre
forchette
a tre rebbi.
Nell’Ottocento
i maestri
argentieri
di tutta
Europa
crearono
nuovi tipi
di posate
per usi
diversi:
le palette
per i dolci,
ad esempio,
nacquero
in quel
periodo,
come pure
i primi
servizi
di posate
da pesce
che comparvero
sul finire
del secolo.
Il
sale è sempre
stato un
elemento
preziosissimo
per l’uomo
fin dai
tempi più remoti,
e la saliera è forse
l’oggetto
più antico
destinato
al decoro
della mensa.
Sin dal
Medioevo
e per tutto
il Rinascimento,
la saliera
ebbe il
suo posto
d’onore,
accanto
a candelieri
e zuppiere,
sulle tavole
principesche,
raggiungendo
a volte
dimensioni
da centrotavola.
Famosissima
la saliera
di Benvenuto
Cellini,
in oro
e argento,
eseguita
nel 1543
per Franceso
I Re di
Francia.
Seguendo
l’uso
sempre
più diffuso
di imbandire
le tavole,
accanto
alle saliere,
gli argentieri
del Settecento
e dell’Ottocento
crearono
anche le
mostardiere
per servire
in tavola
salse e
mostarde.
Erano dotate
di coperchio
e cucchiaino
e all’interno
contenevano
coppette
in vetro
o cristallo.
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Piatti di produzione inglese, lavorati
a mano. Londra 1780.
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Anche
l’oliera,
oggetto
di origine
molto antica,
ebbe la
sua maggior
diffusione
nel XVIII
e XIX secolo.
La sua
realizzazione
in argento
fu molto
apprezzata
in Spagna,
Francia
e Italia,
paesi dove
la produzione
di olio
era notevole
e il suo
uso in
cucina
era molto
diffuso.
Alle due
ampolle,
una per
l’olio,
l’altra
per l’aceto,
si aggiunsero,
nell’Ottocento,
una o due
saliere.
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Mestoli realizzati nel Nord Italia
agli inizi del XIX secolo.
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La
zuppiera
iniziò ad
assumere
un ruolo
importante
sulla tavola
imbandita
solo nel
Settecento,
quando
le feste
e i banchetti
divennero
occasioni
per sfoggiare
ricchezza
e potere.
Normalmente
poggiavano
su un piatto,
detto présentoir.
Il coperchio
manteneva
calde le
vivande
mentre
venivano
trasportate
dai locali
delle cucine
alla sala
da pranzo.
Più piccole
delle zuppiere,
anche le
paiole
diventarono
un corredo
importante
della tavola,
di solito
erano utilizzate
per servire
i legumi.
Malgrado
la forte
concorrenza
della ceramica
e della
porcellana,
il piatto
piano da
taglio
pare sia
stato il
primo oggetto
in argento
a comparire
sulle tavole
imbandite
dell’aristocrazia.
Un vero
capolavoro
di argenteria
sono alcuni
piatti
in argento
sbalzato,
del VII
secolo,
ritrovati
a Cipro.
Sin
dal Medioevo,
nelle sale
allestite
per i banchetti,
un posto
importante
era occupato
dai piatti
da parata,
finemente
cesellati
e lavorati
a sbalzo.
Avevano
una funzione
esclusivamente
decorativa
e servivano
ad ostentare
la ricchezza
della famiglia:
per questa
ragione
spesso
erano le
opere più preziose
dei migliori
maestri
argentieri.
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Brocca con bacile. Parigi 1810.
Argentiere Le Brun. Stile Impero.
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Bacili,
versatoi
e brocche
non mancavano
mai nelle
sale da
pranzo.
Questi
oggetti
venivano
utilizzati
per mescere
l’acqua
e il vino
e per far
detergere
le mani
ai commensali.
I vassoi,
invece,
sono sempre
stati utilizzati
per trasportare
dalla cucina
alla sala
da pranzo
i bicchieri
o i piatti
da portata;
quelli
di grandi
dimensioni,
con due
manici,
venivano
portati
da due
servitori.
Nel
Settecento,
in Francia
e poi in
altri paesi,
si diffusero
anche i
secchielli
per il
ghiaccio,
chiamati
rinfrescatoi.
Poiché i
ricevimenti
duravano
a volte
giorni
interi,
sorse la
necessità di
mantenere
i vini
ad una
giusta
temperatura.
Così gli
argentieri
studiarono
e realizzarono
dei contenitori
nei quali
mettere
neve o
acqua gelata
proveniente
dai pozzi
per rinfrescare
i vini.
Roberto
Dabbene
(Testo e foto sono tratti dal libro
dell'Antica Orologeria Candido Operti
Racconti
Preziosi 2003)
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