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Collana in oro in stile egizio realizata
da Castellani con la tecnica del micromosaico
romano, intorno al 1860. Le tessere sono
di vetro, gli scarabei di maiolica. La
collana è stata esposta in occasione
della mostra "Castellani e l'oreficeria
archeologica italiana", che si è
svolta nel 2005 a Londra, presso la Gilbert
Collection, e a Roma nel Museo Etrusco
di Villa Giulia.
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Collana e ciondolo
nella storia
a collana e il ciondolo accompagnano l'uomo
dalle epoche più antiche. I primitivi
crearono collane fin dall'inizio del Paleolitico,
infilando con corde vegetali o tendini di animali
materiali che potevano essere agevolmente forati,
come pietre tenere, conchiglie, vertebre di
pesci, ossi e denti di animali. Con l'affinamento
delle tecniche di lavorazione e una maggiore
interazione con l'ambiente, comparvero le prime
collane composte da pietre levigate e colorate,
assemblate con cura sempre maggiore, che mostrano
con decisione la loro funzione ornamentale.
Nell'Irak settentrionale, ad esempio, è
stata rinvenuta una collana, risalente al 5000
a.C., costituita da ciottoli di ossidiana e
conchiglie, materiali provenienti da regioni
lontane tra loro.
Come è noto, i primi gioielli
propriamente detti sono stati ritrovati, sempre
in Irak, nelle tombe dei regnanti di Ur. Si
tratta di ricchi corredi che attestano l'alto
grado di civiltà raggiunto dai Sumeri:
le collane sono formate da sferette e grani
cilindrici o biconici in lapislazzuli, corniola
e oro, separati da ciondoli in oro decorati
con motivi di animali, fiori o foglie.
Nell'antico Egitto le collane subirono
una decisa evoluzione: erano amatissime e venivano
indossate anche dagli uomini. I gioielli del
tesoro di Tutankhamon testimoniano come gli
artisti dell'epoca padroneggiassero tecniche
estremamente complesse, dalla smaltatura all'intarsio,
alla filigrana. Per ottenere straordinari effetti
cromatici, gli Egizi usavano l'oro, la corniola,
la turchese, il lapislazzuli, il diaspro, l'ametista,
il granato e il calcedonio, oppure ricorrevano
alle ceramiche e alle paste vitree.
Erano diffuse diverse fogge di
collane: la più comune consisteva in
file parallele e policrome di pietre o grani
di porcellana, spesso intervallati da grani
d'oro. Una popolarissima forma di ornamento
per il collo furono i pettorali, arricchiti
da una miriade di gemme ed elementi in porcellana
a formare figure di animali, astri e simboli
magici. Un altro modello consisteva in un foglio
d'oro con figure di falchi o avvoltoi lavorati
a sbalzo.
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Collana etrusca in oro, risalente alla
seconda metà del IV secolo a. C.
(Archivio fotografico L'Orafo Italiano).
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Le poche collane del periodo greco
classico giunte fino a noi sono composte da
sferette o da un giro di fiori in oro, a volte
con pendenti di ghiande o di teste in oro lavorate
a sbalzo.
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Questo
delizioso ciondolo, degno di una dama
del Rinascimento, è realizzato
in oro bianco, diamanti, zaffiri azzurri,
rosa e gialli. Leo Pizzo, Bouquet Collection.
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Molto più numerosi sono
invece gli esemplari che ci sono pervenuti dal
periodo ellenistico, quando la gioielleria era
molto diffusa in tutti gli strati della popolazione.
Uno dei motivi privilegiati delle collane -
che verrà ripreso poi nella gioielleria
romana - era quello del nodo d'Eracle, un nodo
piatto che si riteneva potesse guarire dalle
ferite e a cui erano genericamente attribuiti
poteri magici.
In Italia sono gli Etruschi a creare
i gioielli più complessi: un popolo che
sapeva lavorare il metallo con incredibile maestria,
vedi la perfezione raggiunta negli ornamenti
a granulazione e a filigrana. Gli Etruschi crearono
collane molto elaborate, con un gran numero
di ciondoli in oro, di diverso tipo; in un solo
esemplare si possono trovare: sfere, teste d'uomo
e di animali, ghiande e fiori.
Nell'antica Roma le leggi suntuarie
limitavano la quantità d'oro che poteva
essere indossata dalle donne, con l'obiettivo
di moralizzare i costumi; in realtà non
si volevano disperdere risorse che dovevano
invece servire a finanziare l'apparato dello
stato e dell'esercito. I Romani amavano moltissimo
le gemme e usarono in gran quantità smeraldi,
granati, zaffiri, topazi, perle, agate e diamanti
grezzi per realizzare collane coloratissime,
come quelle rinvenute a Ercolano e Pompei. Un
altro tipo di collana molto in voga presso i
Romani era la catena avente per ciondolo un
medaglione o una moneta d'oro; parimenti diffusi
erano i pendenti con cammei e pietre incise
su cui comparivano scene mitologiche. Vennero
inoltre introdotti nuovi simboli come la foglia
di lauro o di edera.
Nel 330 d.C. Bisanzio divenne la
capitale dell'impero: i mosaici di San Vitale,
a Ravenna, testimoniano la ricchezza della gioielleria
bizantina attraverso le raffigurazioni dell'imperatore
Giustiniano e dell'imperatrice Teodora, che
indossa, tra l'altro, una ricca serie di collane
di foggia diversa. A Bisanzio erano infatti
diffusi sia i pendenti sia le collane: molto
amati i semplici fili di perle, ma anche le
catene in oro e gemme. Di gran moda erano infine
i medaglioni d'oro, arricchiti da perle o gemme,
o impreziositi da decorazioni in filigrana e
a smalto.
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Un importante collier firmato Valente
che richiama, in qualche modo, i fastosi
gioielli del Cinquecento. È realizzato
in oro bianco, zaffiri multicolor, diamanti
bianchi e gemme naturali.
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Nell'Europa medievale, dove era
ferreo il controllo religioso e reale, severe
leggi suntuarie vietarono ai comuni cittadini
di indossare ornamenti con pietre preziose,
perle, oro o argento. La gioielleria diventò
appannaggio dei re e dei nobili e le collane
praticamente sparirono, con l'eccezione delle
catene che reggevano le insegne degli ordini
cavallereschi e delle corporazioni.
A partire dalla seconda metà
del Quattrocento, l'ascesa di nuove classi sociali
determinò l'inizio dello spirito "rinascimentale".
Molti dei gioielli di questo periodo andarono
distrutti per essere rifatti, ma ci restano
le testimonianze artistiche dei grandi pittori
dell'epoca - Botticelli, Pollaiolo, Dürer
e molti altri - che spesso vantavano l'apprendistato
in una bottega orafa e che, nei loro quadri,
riprodussero fedelmente i gioielli contemporanei.
Le collane appaiono declinate in
una gamma molto varia di modelli, preludio allo
sfrenato esibizionismo del pieno Rinascimento:
le dame dei ritratti si ornano di collane con
pietre e perle, di catene d'oro indossate insieme,
diverse per lunghezza e forma delle maglie,
spesso terminanti con un ciondolo che, per preziosità,
poteva costituire a sua volta un vero e proprio
gioiello. I pendenti erano molto popolari nel
Rinascimento e si trovava il modo di infilarli
in qualsiasi tipo di collana, oppure di fissarli
direttamente alla veste. Diventarono molto popolari
anche i ciondoli in oro con smalti, cammei e
pietre incise con soggetti mitologici o sacri.
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Ricorda
i gioielli Vittoriani il ciondolo in
oro bianco, diamanti e onice della Collezione
Antica Orologeria Candido Operti.
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A partire dalla seconda metà
del Cinquecento, moda e gioielleria virarono
decisamente allo sfarzo. Come attestano i dipinti
dell'epoca, gli abiti erano sontuosi e per le
collane fu un momento di grandissimo splendore.
È in questo periodo che nascono le parure,
dove immancabilmente trovano posto almeno un
paio di collane di lunghezza diversa.
In tutto il Cinquecento furono
poi molto in voga i pendenti costruiti intorno
a una perla barocca, che diventa animale, figura
mitologica o, addirittura, parte integrante
di una scena storica; di gran moda anche le
croci da portare al collo o appuntare all'abito,
più o meno grandi e decorate, che resteranno
in auge per tutto il secolo successivo
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Oggi, come nel Cinquecento e nel Seicento, sono di gran moda le croci.
Questa, in oro bianco, diamanti e zaffiri è di Damiani.
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Personificazione di questo amore
per lo sfarzo e i gioielli fu Enrico VIII, ritratto
in celebri dipinti con abiti intessuti di gemme
e una serie di preziose catene ornate di pietre
e grossi pendenti d'oro.
Nella prima metà del Seicento
l'Europa fu sconvolta dalla Guerra dei Trent'anni
e dalla peste: moda e gioielleria si ridimensionarono
notevolmente, fino a quando, nella seconda metà
del secolo, nel Vecchio Continente si ristabilirono
condizioni di pace e tranquillità, grazie
alle quali le collane ritrovarono un posto di
privilegio, in particolare quelle ornate da
colorati motivi a fiocco o a nastro, realizzati
con pietre preziose.
Verso la fine del secolo, l'invenzione
del taglio a brillante, del veneziano Vincenzo
Peruzzi, decretò il successo della "gemma
tra le gemme". Un successo dovuto anche
alla moda settecentesca dei salotti di conversazione,
dove l'illuminazione a lume di candela richiedeva
gioielli grandi e luminosi. Fin quasi alla metà
del Settecento restarono di moda i ricchi disegni
a fiocco e a fiori, ma le donne potevano portare
al collo anche un medaglione con un ritratto
miniato, o un semplice nastro di velluto arricchito
da una spilla o da un pendente, magari a goccia.
Grande successo riscossero in quel periodo anche
le collane "a rivière", formate
da una fila di pietre incassate una accanto
all'altra. Poi, con la Rivoluzione Francese,
sparì qualsiasi traccia di lusso: si
diffuse anzi l'abitudine di cingere il collo
- macabra sostituzione della collana - con un
nastrino rosso, simbolo della ghigliottina.
Passata la tempesta rivoluzionaria, le prime
collane a tornare furono i sautoir, lunghe catene
con medaglioni decorati a smalti; poi ricomparvero
le parure, i gioielli con diamanti e le collane
a rivière.
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Una struttura
vaporosa e leggera caratterizza il collier
in oro bianco,
con diamanti bianchi e gialli, firmato
Leo Pizzo.
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Classico, ma inedito nella forma del pendente, il collier in oro bianco,
diamanti e acquamarina. Collezione Antica Orologeria Candido Operti.
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L'Ottocento fu segnato dall'alternarsi
degli stili più diversi. All'inizio del
secolo, ad esempio, tornarono di moda i cammei.
Ma fu Fortunato Pio Castellani a innovare radicalmente
l'arte orafa: gioielliere romano, fu profondamente
colpito dalla perfezione tecnica e stilistica
dei gioielli che emergevano dagli scavi di Ercolano,
Pompei e dalle tombe etrusche vicino a Roma.
La famiglia Castellani creò, così,
il cosiddetto stile "archeologico",
riproducendo con tecniche originarie splendidi
gioielli in stile egizio, etrusco, rinascimentale,
greco, romano e bizantino. Un'altra grande tendenza
si sviluppò invece in Inghilterra, dove
la regina Vittoria, grande amante dei gioielli,
quando restò vedova nel 1861 lanciò
la moda dei gioielli da lutto, neri, in giaietto
o, in un secondo tempo, in economico vetro o
smalto nero. Nei medaglioni portati come ciondolo
si conservavano le ciocche dei defunti: si arrivò
al punto di intrecciare coi capelli dei morti
inquietanti collane da portare al collo.
La fine dell'800 vide protagonisti
la rivoluzione industriale e cambiamenti radicali
nell'economia e nella società: moda e
costume si adeguarono ai ritmi più veloci
della vita moderna. L'Art Nouveau rappresentò
la nascita di nuovi criteri estetici, grazie
all'incontro dello stile europeo con quello
d'oltreoceano che avvenne, per la prima volta,
all'Exposition Universelle di Parigi, nel 1889.
In questo periodo di transizione, tuttavia,
gli aristocratici europei cercarono di mantenersi
fedeli al passato per distinguersi dai nuovi
ricchi: Cartier, tra i gioiellieri più
innovativi dell'epoca, produceva ancora collane
con foglie d'ulivo e d'alloro, e pietre a goccia
come pendenti. Sarà la fine della Prima
Guerra Mondiale a decretare il definitivo tramonto
dello stile ghirlanda e ad aprire la strada
all'Art Déco.
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Moderna collana
a rivière in oro bianco e
diamanti. All'estremità del
pendente,
un diamante fancy yellow. Collezione Antica Orologeria Candido Operti. |
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La collana, come anche altri gioielli,
doveva trasmettere quel dinamismo e quel rigore
più in linea con il periodo storico moderno.
Le maggiori novità arrivarono da artisti
che nascevano come vetrai o pittori e usavano
materiali considerati non preziosi e tanto colore.
Nacquero nuovi filoni, quello naturalistico
e quello esotico. Il primo s'ispirava ai fiori
e agli insetti, e fu in quel periodo che Lalique
creò gioielli di grande leggerezza e
modernità con l'oro e il vetro, come
le splendide collane con centrali a forma di
libellula o farfalla. Il filone esotico si ispirava
ai viaggi nelle colonie inglesi e francesi:
le celebri collane con pantere ed elefanti,
traboccanti pietre preziose, onice e coralli,
turchesi e ambra, furono il risultato dei viaggi
di Pierre Cartier in India.
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Discreto e raffinato il collier in oro
bianco e diamanti che richiama un ramoscello
fiorito. Collezione Antica Orologeria
Candido Operti.
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L'abbigliamento femminile diventò
ancora più sbarazzino, esaltando la figura
di una donna longilinea che indossava lunghi
sautoir di perle al collo o al polso, abiti
colorati e paillette. Il crollo di Wall Street
e la crisi economica che ne seguì, insieme
ai venti di guerra, aprirono gli Anni Trenta
e portarono una ventata di sobrietà:
si tornò al bianco, al platino soprattutto,
al contrasto cromatico, con una predilezione
per le forme geometriche e rigorose.
Negli anni Quaranta - dall'inizio
della Seconda guerra mondiale alla ricostruzione
- la produzione di gioielli in generale ebbe
una stasi e, con l'eccezione di alcuni pezzi
firmati da grandi nomi, non sono molte le testimonianze
rimaste: l'oro è stato fuso e le pietre
riutilizzate. Lo stile si fermò all'Art
Déco ma, in particolare nel Sud Italia,
tornarono le collane importanti, di sapore ottocentesco,
vistose ma leggere perché vuote. In questo
periodo Bulgari presentò le sue famose
collane a "tubogas", una vera innovazione
tecnica ed estetica dell'epoca.
Negli anni Cinquanta, grazie anche
all'esplosione del cinema americano e alle grandi
star d'oltreoceano, come Marilyn Monroe, fecero
la loro rentrée le collane per le grandi
occasioni, in platino, diamanti e pietre preziose.
Le novità erano costituite dai collier
trasformabili, che diventavano bracciali, o
dai pendenti che diventavano spille. I grandi
eventi mondani - l'incoronazione di Elisabetta
e il matrimonio di Grace Kelly - fecero tendenza
e le stelle del cinema e dell'opera non volevano
essere da meno: Maria Callas, Elisabeth Taylor
e molte altre indossavano collier preziosissimi,
con pietre di enorme valore. Le collane importanti,
preziose e vistose, cominciarono tuttavia ad
essere "insidiate" dai primi gioielli
fatti in serie, meno impegnativi ma sempre preziosi.
Gli anni Sessanta segnarono una svolta che portò
a significativi cambiamenti nello stile del
gioiello. Iniziò ad affermarsi la figura
del designer, e sempre più spesso si
affidava la progettazione dei gioielli a famosi
nomi del mondo dell'arte: Dalì, Picasso,
Georges Braque, Arnaldo e Giò Pomodoro,
fecero sperimentazioni nel campo del gioiello
alla ricerca di nuove possibilità espressive.
In quegli anni la gioielleria tradizionale faticava
a rinnovarsi e riproponeva le forme "storiche"
delle grandi firme. Ma il gioiello era ormai
di tutti: dalla collana più semplice
a quella più preziosa, il mercato offriva
una vastissima gamma di prodotti, nei materiali
più diversi, con pietre o senza, in grado
di affascinare le donne di tutte le fasce sociali.
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Da portare al collo, ma anche al polso,
le deliziose campanelle Chantecler: ciondoli
portafortuna, qui nelle preziose versioni
con pavé di zaffiri e rubini e
grillage di diamanti e zaffiri rosa.
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Un'evoluzione che, con alti e bassi,
continuò attraverso gli anni Settanta
e Ottanta. Dagli anni Novanta a oggi, con la
globalizzazione, sono cambiati gusti e stili
di vita: tecniche, materiali, lavorazioni e
motivi decorativi da tutto il mondo si uniscono,
dando vita a un nuovo genere di monili. La collana
oggi può essere tante cose diverse: una
cascata di diamanti, una maglia d'oro, un filo
di caucciù con delle perle... E anche
il ciondolo, dal più semplice al più
elaborato, si esprime in una grande varietà
di forme e stili. Ma qualsiasi cosa ci riserverà
il futuro, le donne non rinunceranno mai ad
accentuare la loro bellezza con questi ornamenti
dagli infiniti rimandi storici e simbolici.
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Sono di
Chopard i ciondoli Happy Spirit in oro
bianco, formati da cerchi concentrici
incastonati di diamanti, zaffiri blu e
pastello, rubini. Entrambi hanno un diamante
mobile al centro.
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Antonella Garello
Marina Morini
(Testo
e foto sono tratti dal libro dell'Antica
Orologeria
Candido Operti Racconti
Preziosi 2005)
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