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Gemme intagliate e cammei, di gran moda alla corte di Napoleone
I, tornano a sorprenderci nelle creazioni Pomellato. Gli
orecchini e l’anello Victoria presentano il nero
giaietto inciso con motivo di peonia. Questa pietra ebbe
grande diffusione nella seconda metà dell’Ottocento,
nei gioielli “da lutto”.
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Il gioiello nell'Ottocento
n
secolo “lunghissimo”,
il diciannovesimo, che dall’ascesa
di Napoleone – sarebbe meglio
dire dalla Rivoluzione francese – arriva
a ridosso della Prima guerra mondiale,
lasciando finalmente il passo al
secolo “breve”, secondo
la celebre definizione dello storico
Hobsbawm. Un secolo in cui, tra restaurazioni
e moti rivoluzionari, si accavallano
febbrilmente avvenimenti storici,
scoperte e invenzioni, nuove dottrine
filosofiche e politiche; in cui nascono
gli Stati nazionali e la borghesia
si afferma definitivamente, mentre
la Rivoluzione industriale cambia
per sempre i modi di produzione e
i rapporti sociali. Nel campo della
gioielleria, tutto l’Ottocento è caratterizzato,
più che da vere e proprie
novità, dal continuo riproporsi
e sovrapporsi di stili e tecniche
del passato, seppure interpretati
alla luce degli avvenimenti contemporanei.
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Paolina
Bonaparte, ritratta da François-Joseph
Kinson nel 1808, indossa un
diadema con cammei, secondo
i dettami di una moda che si
ispirava ai gioielli romani
ed egizi. Il dipinto è custodito
al Museo Napoleonico di Roma.
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I gioielli praticamente
scompaiono negli anni della Rivoluzione
francese – anni in cui la prudenza
suggerisce di occultare qualsiasi
lusso e in cui si arriva a fabbricare
piccole ghigliottine in argento o
a cingersi il collo di nastrini rossi,
nell’esaltazione delle teste
mozzate – per ricomparire in
tutto il loro splendore con l’avvento
di Napoleone.
Il futuro imperatore
di Francia ama il lusso e i gioielli,
e non è certo da meno la moglie,
Giuseppina Beauharnais, che detterà le
leggi di una nuova, sfarzosa moda
di corte. Napoleone si affretta a
recuperare quanto resta dei gioielli
della Corona, andati in parte distrutti
e in parte trafugati durante la Rivoluzione,
e li fa riadattare per la moglie
da grandi gioiellieri come Nitot.
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Particolare di una collana d’oro in stile egizio del
gioielliere romano Fortunato Pio Castellani. Realizzata intorno
al 1860
con
la tecnica del micromosaico, la collana è stata esposta
in occasione della mostra “Castellani e l’oreficeria
archeologica italiana” svoltasi a Londra nel 2005,
presso la Gilbert Collection.
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Nel ricordo e nell’emulazione
della Roma imperiale, torna, rivisitata,
la gioielleria romana, con splendide
tiare di diamanti e pietre preziose,
corone di alloro realizzate con foglie
d’oro e diamanti, anelli e
bracciali, questi ultimi spesso portati
in coppia, uno per braccio. Alla
cerimonia dell’incoronazione – immortalata
nel celebre dipinto di Jacques-Louis
David, oggi conservato al Louvre – si
manifesta il nuovo stile imposto
dai sovrani. Le tiare, tra i gioielli
più in voga, si accompagnano
spesso a parure, in uno splendore
consono alla grandezza della corte
francese.
Le campagne napoleoniche
d’Italia e d’Egitto contribuiscono
grandemente a riportare in auge gli
echi della gioielleria romana, greca
ed egizia, nell’ambito di quel
generale ritorno alle epoche passate,
tipico del periodo napoleonico.
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Lunghe
catene, con maglie che si alternano
a gemme, perle o smalti: la
collana di sapore ottocentesco
non ha perso il suo fascino
e in questi anni è stata
proposta con successo da molte
Case. Nell’immagine,
una collana in oro rosa, perle
viola e quarzi fumé della
collezione Filo creata da MIMÍ.
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Ritroviamo questi echi
nelle decorazioni a mosaico realizzate
con piccole tessere in vetro colorato,
perfette per comporre collane e bracciali,
nelle gemme intagliate e nei cammei,
molto amati da Napoleone, e nella
gran quantità di gioielli
in stile egizio che “invade” la
corte.
A partire dal 1814,
con la Restaurazione, la nobiltà torna
al potere, ma impoverita. Per qualche
anno, i diamanti e le gemme preziose
saranno sostituiti da pietre di colore
più economiche, come i topazi
o le turchesi, e per identiche motivazioni
tornerà di moda la filigrana,
che permette di realizzare un certo
numero di gioielli con una quantità di
oro limitata.
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Con i suoi bouquet fioriti e il suo “linguaggio dei
fiori” lo stile naturalistico è stato molto
in voga nel XIX secolo. Questo stile, in realtà, non è mai
tramontato: ne è un esempio la collezione Grace di
MIMÍ, in cui sono protagoniste minuscole rose di corallo,
onice, agata. Nelle immagini, anello e orecchini in oro rosa,
corallo e perle.
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Del resto la filigrana,
anche questa una ripresa dal passato,
si inserisce perfettamente nel filone
della gioielleria “archeologica”,
che diventa di moda in seguito alle
grandi scoperte avvenute in quel
periodo - in primis Ercolano, Pompei
e le tombe etrusche nel Lazio - e
fa scoppiare una vera e propria mania
per i gioielli realizzati secondo
le tecniche e i motivi delle antiche
civiltà.
In Italia, il gioielliere
romano Fortunato Pio Castellani riesce
a produrre gioielli praticamente
identici agli originali romani, greci
ed etruschi, utilizzando le medesime
antiche tecniche della filigrana,
della granulazione, del micromosaico,
della glittica: una produzione che
sarà portata avanti dai figli
ed “esportata” anche
a Parigi, dove Alessandro Castellani
aprirà con successo una bottega.
Il gioiello di antica
memoria gode di immensa fortuna anche
a Londra, grazie alle splendide creazioni
in stile neo-rinascimentale dell’orafo
napoletano Carlo Giuliano.
A inizio secolo, del
resto, Londra detta per un breve
periodo le leggi di una particolare
moda maschile: Lord Brummel (“beau
Brummel”) dà inizio
a quello che sarà definito “dandysmo”,
più che una moda uno stile
di vita, in cui l’abbigliamento
discreto e al tempo stesso ricercatissimo
assurge a vera opera d’arte,
alla cui cura il “dandy” dedica
ore intere della propria giornata.
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Come
le “cascate di diamanti” nei
gioielli più preziosi
dell’Ottocento, questi
orecchini dell’Antica
Orologeria Candido Operti,
da indossare nelle serate di
gala, seguono i movimenti del
viso e lo illuminano con i
loro preziosi bagliori.
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Compaiono preziosi bottoni
e spilloni, in metallo e gemme, e
raffinati accessori maschili come
i bastoni da passeggio ingemmati.
In Francia, tra i tanti, non sfugge
alla moda dei preziosi “per
lui” neppure il grande Balzac,
che ama sfoggiare anelli di grandi
dimensioni.
Verso gli anni Trenta
dell’Ottocento, col ritorno
di una decisa prosperità,
tornano in auge in Francia i gioielli
preziosi, spesso realizzati con vere
e proprie “cascate di diamanti”.
Questi gioielli, ispirati a uno stile
naturalistico che vede tra i motivi
privilegiati bouquet fioriti, steli,
foglie, rami e uccellini, si diffondono
in tutta Europa e si esprimono in
tutte le tipologie: collier, bracciali,
tiare, spille.
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Pomellato
reinventa il fiocco, uno dei
temi cari all’Ottocento,
per esprimere il desiderio
di sentimenti che durano. Orecchini
pendenti in oro bianco brunito,
diamanti neri e onice della
collezione Forever.
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In gioielleria il colore nero è tornato decisamente di moda: a
differenza però di quanto accadeva nella seconda metà dell’Ottocento,
non ha alcun legame con eventi luttuosi. Anello a fascia in oro rosa,
diamanti e onice. Collezione Antica Orologeria Candido Operti.
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Tra i monili più significativi
del periodo va ricordata l’aigrette:
questo prezioso ornamento per il
capo, in oro e diamanti, riproduce
un ciuffo di piume; spesso, grazie
alla montatura “en tremblant”,
i diamanti si muovono, seguendo i
movimenti di chi li indossa. Vi sono
poi le lunghe catene, portate al
collo o in vita – magari a
reggere l’orologio – realizzate
secondo gli stili più diversi:
maglie semplici oppure alternate
a gemme o a tasselli che riproducono
scene classicheggianti, in smalto
o micromosaico.
Dopo la rivoluzione
del 1848, la situazione politica
francese conosce un periodo di relativa
tranquillità con Napoleone
III, eletto Imperatore nel 1852.
Si vanno pertanto ristabilendo le
consuetudini della vita di corte,
con un rinnovato sviluppo della gioielleria.
Ciò avviene anche sotto la
spinta dell’imperatrice Eugenia,
che nutre una particolare passione
per le perle e i diamanti, in particolare
per i modelli del XVIII secolo, e
che per questo farà disfare
e ricomporre tutti i grandi gioielli
della Corona nello stile dei tempi
di Maria Antonietta.
Anche il Romanticismo,
movimento culturale che nasce alla
fine del Settecento in Germania e
Inghilterra – diffondendosi
poi in tutta Europa per buona parte
dell’Ottocento – non
manca di influenzare motivi e stili
della gioielleria.
In Inghilterra, in particolare,
i romanzi storici di Walter Scott
e le opere di lord Byron vanno incontro
a un immenso successo e contribuiscono
alla diffusione di uno stile goticheggiante,
con echi medievali, che in gioielleria
si traducono con l’utilizzo
di pietre cabochon, smalti e motivi
quali la spada, dame e cavalieri,
scene dalle vite dei santi, il quadrifoglio,
oppure motivi architettonici come
l’arco ogivale, ripreso dalle
cattedrali gotiche.
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È stata realizzata intorno al 1860 la bellissima spilla-pendentif in oro
con decorazioni di smalti policromi, perle naturali e diamanti.
(Archivio fotografico L’Orafo Italiano)
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Ciondolo Good Luck di DoDo, in oro rosa e diamanti brown, che riprende,
rivisitandoli in chiave attuale, i motivi simbolici della croce, dell’ancora
e del cuore.
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Sono molto apprezzati
anche i monili, in particolare anelli
e bracciali, che esprimono sentimenti
d’amore e d’amicizia
attraverso l’uso di parole
o con il linguaggio dei fiori, secondo
il quale a ogni fiore corrisponde
un preciso messaggio; godranno inoltre
di grande popolarità, fino
alla fine del secolo, i motivi sentimentali
del nodo e del fiocco, e quelli della
croce, dell’ancora e del cuore,
a simboleggiare la fede, la speranza,
la carità, concetti attualizzati
ai giorni nostri nel ciondolo beneaugurante
di un noto brand.
L’anno 1861 segna
in Inghilterra l’inizio della
vedovanza della regina Vittoria.
Alla morte del marito, il principe
Alberto, la sovrana comincia a indossare
l’abito da lutto che porterà poi
per il resto della vita, abbinandolo
a collane in giaietto o perle: questi
gioielli “da lutto” si
diffondono rapidamente in tutto il
Paese, con diverse varianti che a
volte sconfinano nel macabro. Anelli,
medaglioni, pendenti e bracciali
presentano piccole cavità atte
a contenere memorie di una persona
cara scomparsa, per lo più ciocche
di capelli. Si arriva perfino a realizzare
gioielli intrecciando i capelli dei
defunti!
Alle corti europee,
del resto, nei periodi di lutto anche
il tipo di gioielleria che può essere
indossato viene regolato da codici
precisi. Le perle, ad esempio, sono
considerate appropriate: l’annuncio
della corte viennese, per la morte
del principe regnante Rudolf nel
1889, prescrive che le dame di corte
indossino “seta nera, con acconciature
e guarnizioni in pizzo bianco e gioielli
veri, oppure abiti bianchi e grigi,
con pizzo nero e gioielli neri o
perle”.
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Tra
i motivi “sentimentali” dell’Ottocento
vi è il nodo, simbolo
di un legame indissolubile.
Ecco due versioni moderne
proposte dall’Antica
Orologeria Candido Operti:
gli anelli sono in oro
giallo, con
pavé di
diamanti bianchi, neri
e brown ed elemento centrale
in pietra dura.
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L’imperatrice Eugenia, sposa di Napoleone III, in un dipinto di
Franz Xavier Winterhalter del 1853, conservato al Museo Napoleonico di
Roma. Le perle, amatissime in tutto l’Ottocento, sono le protagoniste
assolute nei gioielli indossati dall’Imperatrice. La moda delle
collane e dei bracciali multifilo avrà una grande diffusione negli
ultimi decenni del secolo.
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Per fortuna, accanto
a questi severi monili, sopravvivono
gioielli decisamente più gioiosi;
gli orecchini, in particolare, favoriti
da acconciature che vedono i capelli
raccolti, sono estremamente popolari
in tutte le fogge e gli stili possibili:
in solo oro o con gli immancabili
diamanti, con perle o gemme di colore
meno impegnative.
Il benessere generato
dalla Rivoluzione industriale porta
a una produzione di gioielli accessibili
anche alla nuova classe media, di
qualità ovviamente non eccelsa
ma dal costo contenuto, grazie all’avvento
della galvanostegia (procedimento
che permette di ricoprire i metalli
con un sottilissimo strato di oro
o argento) e della pressa, che consente
di stampare in breve tempo e a bassi
costi centinaia di modelli. Ma accanto
a questa produzione di livello inferiore,
non cessa certo quella di gioielleria
preziosa.
I diamanti, che come
abbiamo visto sono le gemme preferite
dell’Ottocento, si diffondono
ulteriormente negli ultimi decenni
del secolo, in seguito alla scoperta
dei grandi giacimenti sudafricani,
e la maggiore disponibilità porta
a nuove soluzioni nei tagli e nelle
montature, che diventano più leggere.
Resta da segnalare, in chiusura di
secolo, il grande revival delle perle.
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I
diamanti furono le gemme
preferite dell’Ottocento
ed ebbero larga diffusione
anche grazie alla scoperta
dei grandi giacimenti sudafricani.
Discreta ma elegantissima,
la parure di brillanti proposta
dall’Antica Orologeria
Candido Operti.
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In America questa moda
sarebbe stata scatenata, nel 1875,
da un fatto preciso. Pare che un
certo David Howell del New Jersey
abbia trovato una grande perla (del
peso di 20 grammi) in un piatto di
molluschi, e che Charles Tiffany
abbia pagato ben 1.500 dollari per
acquistarla. Da quel momento le ricche
americane fanno a gara per possedere
perle, acquistandole alle aste o
direttamente da aristocratici europei,
che non possono più permettersi
simili lussi.
Nel Vecchio Continente,
le perle continuano a essere impiegate,
naturalmente, negli orecchini e nelle
collane multifilo o girocollo, ma
anche nelle spille e nelle tiare,
tornate di moda, a chiudere l’immaginario
cerchio di quello che è stato
giustamente definito “il secolo
dell’eclettismo”.
(Testo
e foto sono tratti dal libro dell'Antica
Orologeria Candido Operti Racconti
Preziosi 2008-2009.
Le foto dei due dipinti che si trovano
al Museo Napoleonico di Roma sono
copyright del Comune di Roma, Sovraintendenza
ai Beni Culturali) |