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L'orologio da donna
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Per le donne dell'Ottocento, l'orologio
era un oggetto più che altro decorativo;
spesso veniva fissato all'abito come una
spilla. Ne abbiamo un esempio nell'orologio-gioiello
a ciondolo in oro, con diamanti e smalto
blu, realizzato nel 1894 da Audemars Piguet
per Tiffany & Co.
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uando si dice che l'orologio è il "gioiello
maschile" per eccellenza, o addirittura
"l'unico gioiello" che un uomo possa
indossare, si va sicuramente al di là
di un semplice luogo comune, almeno per il nostro
tempo e per la nostra cultura. Ed è innegabile
che la grande orologeria contemporanea - soprattutto
quella di alto contenuto tecnico - sia destinata
particolarmente al pubblico maschile, laddove
le collezioni femminili si soffermano di più
sull'estetica, approdando spesso nel campo della
gioielleria. Ma non è stato sempre così,
e più di una volta, nella lunga storia
dell'orologeria, il punto di vista femminile
ha determinato gli orientamenti delle grandi
Case orologiere.
Almeno fino al Settecento, intanto,
l'orologio non è stato un oggetto né
maschile né femminile. Considerati nella
loro utilità pratica o come creazioni
di prestigio, i primi segnatempo portatili del
XVI secolo erano, semplicemente, appannaggio
dei più ricchi. Ne possedeva moltissimi,
per esempio, la regina Elisabetta I d'Inghilterra,
come risulta dall'inventario dei suoi beni,
stilato nel luglio 1587, che annovera anche
numerosi esemplari ornati di diamanti, pietre
colorate, pietre dure e perle. E gli orologi
ad anello, piuttosto diffusi nel Cinquecento,
venivano indossati indifferentemente da uomini
e donne dell'alta società.
La situazione non cambiò
nel corso del XVII secolo, con la maggiore diffusione
dei modelli da persona: nobili e nobildonne
li indossavano al di sopra dei loro sontuosi
vestiti, appesi al collo o alla cintura con
una catenella, come simboli di ricchezza e di
prestigio sociale. Spesso ne indossavano addirittura
due, come ci mostra il celebre ritratto dell'Infanta
Maria Teresa di Spagna dipinto dal Velàzquez,
nel quale la nobile dama porta due orologi appesi
alla cintura del suo prezioso abito. Un'usanza,
questa, che sopravvisse anche nel corso del
XVIII secolo, come testimonia lo storico e cronista
dell'epoca Sébastien Mercier nel suo
Tableau de Paris (1788).
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Dedicato all'orologio Omega, questo delizioso
disegno del pittore e incisore francese
Paul Helleu, brillante osservatore della
società durante la Belle Epoque,
apparve sulla copertina di un catalogo
parigino nel 1904. (Immagine tratta da:
Omega, Storia di una grande marca, marzo
1993).
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In realtà, la società
ricca e raffinata del XVIII secolo poteva finalmente
contare su orologi non solo belli e preziosi,
ma sempre più precisi e affidabili. La
tecnica aveva fatto passi da gigante e i migliori
maestri orologiai dell'epoca erano ormai in
grado di offrire segnatempo di altissima qualità.
Sul finire del secolo, il grande
Abraham-Louis Breguet perfezionò gran
parte delle invenzioni precedenti e ne mise
a punto di nuove, condizionando in maniera determinante
tutta l'orologeria successiva. Tra i suoi migliori
clienti figurava la regina Maria Antonietta,
che pare avesse portato in dote a Luigi XVI
(anche lui grande appassionato) oltre cinquanta
orologi!
Era suo il modello "perpetuo"
n. 46 (antenato dei moderni automatici), uno
dei primi esemplari con quadrante cesellato,
realizzato all'inizio del 1787; e non fu certo
l'unico degli orologi realizzati per lei dal
grande maestro, ma, per ironia della sorte,
la regina non riuscì a vedere il più
importante di tutti: forse non ne ebbe neppure
notizia, poiché lo stesso era stato ordinato
nel 1783 da un ufficiale della sua Guardia personale,
senza limiti di tempo per la realizzazione né
di prezzo, purché fosse dotato di tutte
le complicazioni e i perfezionamenti conosciuti
all'epoca. Breguet accettò la sfida,
ma il "Maria Antonietta" (orologio
Breguet n. 160) sarebbe stato ultimato soltanto
quarant'anni dopo, a trent'anni di distanza
dalla tragica fine della regina!
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Nel 1869, Louis Victor Baume, fondatore
insieme al fratello della Baume Frère
(che poi diventerà la Baume &
Mercier), regalò alla figlia Melina
questo orologio da tasca in oro, elegantemente
inciso.
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Siamo ormai nel vivo del XIX secolo e, con la
sempre maggiore diffusione degli orologi - nel
1868 Georges-Frédéric Roskopf
presenterà all'Esposizione Universale
di Parigi il primo orologio economico della
storia - arrivò anche, per conseguenza,
una certa differenziazione tra generi, qualità,
tipologie.
L'orologio da donna e quello da
uomo iniziarono a prendere strade diverse, ovviamente
condizionate dal modo di indossare i nuovi segnatempo.
Per le signore, questo oggetto manteneva una
forte componente esteriore, affine a quella
di ogni altro gioiello e intimamente legata
alla versatilità della moda. Lo portavano
appeso alla cintura insieme ad uno specchietto
d'argento, inserito nel manico del ventaglio,
discretamente custodito in borsetta; oppure
ben in vista, appeso al collo o fissato all'abito
a mo' di spilla, esattamente come gli altri
gioielli.
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Marquise,
fortunato modello del 1950 creato da Baume
& Mercier per una clientela femminile
dai gusti all'avanguardia. Ha il quadrante
perfettamente incorporato in un bracciale
rigido, senza fibbia, che cinge il polso
come un "bracciale da schiava".
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Fu esattamente in questo contesto,
e grazie ad una spiccata tendenza alla sperimentazione
di nuovi modi di usare l'orologio, che nacquero
i primi modelli a bracciale, dai quali si sarebbero
sviluppati, solo all'inizio del Novecento, i
moderni orologi da polso! Un "ritardo"
al quale non è stato probabilmente estraneo
il costume di indossare abiti con la manica
lunga, che di fatto rendevano l'orologio al
polso meno visibile dell'orologio a spilla o
a ciondolo.
Impossibile rintracciare il "primo"
orologio-bracciale della storia: secondo alcuni
potrebbe averlo realizzato il maestro Jaquet
Droz fin dalla fine del Settecento; un esemplare
molto antico è anche il braccialetto
con orologio realizzato dal gioielliere parigino
Nitot per l'imperatrice Giuseppina, la quale
lo avrebbe regalato alla principessa Augusta
Amelia di Monaco di Baviera in occasione delle
sue nozze, nel 1806.
Gli esempi documentati riguardano,
però, almeno due creazioni di Patek Philippe:
un bellissimo esemplare a forma di cintura in
oro e diamanti, con orologino incorporato firmato
Czapek & Cie (vecchia ragione sociale di
Patek Philippe), realizzato intorno al 1850,
e un delizioso modello con movimento "baguette"
e quadrante in smalto a scomparsa, realizzato
negli anni 1868-73.
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Nella sua versione più preziosa,
il Royal Oak si copre di brillanti. Audemars
Piguet ha saputo mantenere intatte tutte
le caratteristiche di questo modello "sportivo",
per offrire alle signore un orologio di
rara eleganza. Anche la fibbia del cinturino
è tempestata di brillanti.
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Pur nell'incertezza del primo esemplare,
comunque, è innegabile che spetti all'orologeria
femminile il primato nella scoperta dell'orologio
da polso.
Una controprova in tal senso, anzi,
è rappresentata da una certa resistenza
del mondo maschile ad accettare, all'inizio
del Novecento, i nuovi modelli da allacciare
al polso, considerati come un frivolo "vezzo
femminile".
Resistenze vinte presto grazie
all'intuito di creatori geniali come Louis Cartier
(autore, nel 1906, del leggendario Santos),
alle esigenze belliche (la guerra imponeva l'uso
di strumenti più agili e veloci da consultare)
e, forse, all'ineluttabile "maturità
dei tempi".
Nessuna incertezza, invece, per
l'orologio da donna, che all'inizio del Novecento
si preparava a vivere la sua stagione migliore,
quella degli anni '20. La moda aveva concesso
alle signore abiti più succinti, quindi
décolleté e braccia nude da vestire
con splendidi gioielli.
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Nel 1929 Jaeger-LeCoultre realizzò
l'orologio meccanico da donna più
piccolo del mondo: era chiamato Due Linee
e conteneva il calibro 101, prodigioso
tesoro di meccanica orologiera all'insegna
della miniaturizzazione. Il calibro 101
è tuttora in produzione e viene
montato negli orologi-gioiello della collezione
Etrier in oro bianco e diamanti, moderna
interpretazione dei modelli anni Trenta.
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Lanciato
nel 1987, l'orologio Première di
Chanel, intramontabile e sofisticato,
trasmette tuttora grande fascino e femminilità.
La sua forma ottagonale rievoca sia il
tappo del flacone N°5 sia la Place
Vendôme. Nella foto, la versione
in acciaio con quadrante in lacca nera.
Il bracciale è intrecciato con
un nastro di pelle nera.
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La voglia di osare non mancava,
e le Case orologiere non si lasciarono sfuggire
questo invito alla creatività realizzando
gli orologi-gioiello più straordinari
di tutti i tempi, volutamente nuovi nelle forme
e nei materiali. È il trionfo del design
e gli orologi rotondi vengono quasi dimenticati
in favore di modelli carré, rettangolari,
a botte, a losanga e così via.
Mai l'orologio e il gioiello sono
stati tanto vicini, eppure, proprio l'esasperazione
delle forme e il gusto del piccolo imponevano
una specifica ricerca tecnica, volta alla miniaturizzazione
dei movimenti: nasceva così, nel 1929,
il modello cosiddetto Due Linee di Jaeger-LeCoultre,
un classico assoluto dell'orologeria femminile
e una grande sfida per la tecnica orologiera
in generale: conteneva infatti il più
piccolo movimento meccanico del mondo, il Calibro
101.
Basterebbero questi contributi
a restituire all'orologeria femminile il ruolo
che merita all'interno della storia della misurazione
del tempo, ma c'è sicuramente molto di
più, ad iniziare dal grande patrimonio
d'idee che emerge dalla produzione degli anni
'40, al quale ancora oggi si ispirano designer
e gioiellieri per le loro creazioni più
esclusive.
Fu il trionfo delle pietre colorate,
dei giochi di volumi, dei quadranti maliziosamente
nascosti. Un'esplosione della fantasia prima
di una generale tendenza alla sobrietà
e alla semplificazione delle forme che, a partire
dagli anni '50, ha investito sia l'orologio
maschile - preferibilmente tondo e con anse
allungate verso il cinturino in pelle - sia
quello femminile, di impostazione identica ma
piccolissimo e magari impreziosito da brillantini
sulla lunetta.
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Gli orologi
ad anello erano molto diffusi nell'alta
società del '500, e venivano indossati
idifferentemente da uomini e donne. Nella
foto, un moderno anello-orologio, in oro
giallo e bianco, con zaffiri e pietre
di vario colore, è firmato Jarretiere.
Grazie alla sua particolare struttura,
il gambo dell'anello è elastico.
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Si faceva strada anche il concetto
di unisex, fortemente legato al cambiamento
dello stile di vita delle donne: e gli orologi
femminili perdevano la loro specificità
per essere l'esatto corrispondente di quelli
maschili.
Poche le voci in controtendenza:
tra tutte quella di Piaget, che negli anni '60
continuò a riservare importanti risorse
all'orologeria femminile sia dal punto di vista
tecnico sia dal punto di vista estetico, con
un'importante produzione di orologi con quadrante
in pietre preziose e semipreziose.
Superate le sfide degli anni '70
- come è noto dominate dal dibattito
tra movimento al quarzo e movimento meccanico
- l'orologeria ha ripreso la propria strada
con una consapevolezza più ampia, nella
quale è difficile rintracciare un filo
conduttore unico.
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Spiritoso,
frizzante e originale l'orologio-gioiello
firmato Chopard, della collezione Happy
Diamonds.
È in oro bianco e diamanti, con
quadrante in madreperla su cui si staglia,
fiammeggiante, il sole.
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Di certo oggi le donne sono interessate,
molto più che in passato, ai contenuti
tecnici dell'orologio che indossano. Ma l'estetica
è ancora il vero terreno di prova per
produttori e designer impegnati nel settore:
basti considerare quanto di questo spazio sia
riservato alle griffe!
Riguardo all'orologio-gioiello,
è in atto una tendenza a vedere in esso
un genere a sé stante, che si affianca
ad un'orologeria tipicamente di design o alla
produzione classica, quest'ultima affidata alle
grandi marche. Insomma, il panorama dell'orologeria
femminile è attualmente più che
mai complesso.
Una cosa, però, è
certa: la dipendenza dai modelli maschili appare
decisamente superata. A vanificarla è,
ancora una volta, la determinazione delle donne,
che non esitano ad indossare un orologio maschile
se quello è esattamente il modello dei
loro sogni, oppure a scegliere, con la stessa
disinvoltura, un modello di design, o ancora
un orologio-gioiello.
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L'orologio d'acciaio
con bracciale (sopra a sinistra) non è
una prerogativa esclusivamente maschile.
Il modello Diamant, creato da Baume &
Mercier per la donna di oggi, svela una
ricercatezza: nella corona ovale è
incastonato un diamante. Adatta anche per
la sera, la versione con diamanti sulla
cassa e cinturino rosa.
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Fondamentale è certamente
il cambiamento di costume, che fa sì
che ognuno di noi possieda più di un
orologio, da indossare a seconda delle situazioni.
Se poi l'orologio è tendenzialmente
uno, la parola d'ordine è la versatilità:
un modello che sappia adeguarsi ai diversi cambiamenti
di ruolo che le donne affrontano nell'arco di
una stessa giornata; quanto ai materiali, perfetto
è l'acciaio, il metallo più versatile
dell'orologeria contemporanea, eventualmente
reso prezioso da diamanti.
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Sottilissimo, quasi
classico, l'orologio Santos-Dumont rivela
la perenne modernità del suo disegno.
Riducendone le dimensioni, Cartier ha
realizzato la versione al femminile, in
oro giallo e oro bianco, con movimento
al quarzo.
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(Testo
e foto sono tratti dal libro dell'Antica Orologeria
Candido Operti Racconti
Preziosi 2006-2007)
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