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Tabacchiere d'argento e
piccoli oggetti
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Tabacchiere del Settecento in argento
vermeil riccamente cesellato. Provenienza:
Roma, Germania, Parigi. Collezione
Dario Ghio,
Monte Carlo.
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l gusto
del bello, il piacere di mostrare (e di
mostrarsi)
hanno sempre caratterizzato ad ogni livello
sociale il genere umano. Per questo motivo,
nei secoli passati, si esibivano orgogliosamente
abiti preziosi, gioielli, arredi e vasellame
d’argento, nonché tutta una
serie di oggetti d’uso personale
che accompagnavano mode e abitudini. Il
più importante di questi oggetti
fu senz’altro la tabacchiera.
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Portaspezie d’argento
dei primi del Settecento, di produzione
francese.
Collezione Dario Ghio
Monte Carlo.
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È necessario precisare
che, con questo termine, vengono designate
impropriamente anche quelle scatole multiuso
che esistevano ancor prima che l’impiego
del tabacco diventasse da noi una consuetudine.
Fin dall’antichità, infatti,
si era fatto uso di piccoli contenitori
a chiusura da portare con sé, per
avere a portata di mano quanto potesse
servire per una necessità urgente.
Al loro interno erano custoditi unguenti,
medicine, erbe curative, droghe e persino
veleni.
In Europa la storia del tabacco
cominciò dopo la scoperta dell’America
nel 1492, ma le prime tabacchiere degne
di questo nome fecero la loro comparsa
nel 1600. Inizialmente il consumo che si
faceva del tabacco era soprattutto a scopo
terapeutico: dalla gastrite all’epilessia,
dalla polmonite all’emicrania, una
gran quantità di disturbi venivano
curati con queste foglie. Si pensava addirittura
che fumare, masticare o fiutare tabacco
fosse il rimedio più sicuro contro
la peste.
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Tabacchiere
del XVIII secolo in argento
cesellato. Provenienza:
Roma, Austria, Belgio. La
tabacchiera a due scomparti,
con interno
dorato, conteneva due diverse
qualità di tabacco.
Collezione Dario Ghio, Monte
Carlo.
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Due rare vinaigrette
del XIX secolo.
Il boccale è in
argento e smalti policromi, il carro è in
oro e madreperla. Altezza: cm 1,5
circa. Provenienza: Austria e Francia.
Collezione Dario Ghio, Monte Carlo.
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Ma col passare del tempo l’impiego
del tabacco assunse sempre più un
carattere voluttuario: in Francia, nel
XVIII secolo, “fiutare” tabacco
era considerato un vezzo, una fonte di
svago, un atto di eleganza. Fu infatti
sotto il regno di Luigi XV che il tabacco
cominciò a diffondersi ampiamente,
non solo a corte ma in tutti gli strati
della popolazione, e la tabacchiera conobbe
il suo periodo d’oro.
La fantasia
degli artigiani e dei maestri orafi esplose,
dando vita a una produzione vastissima
di modelli di ogni tipo e forma, realizzati
con l’impiego dei materiali più diversi:
legno, ottone, corno, avorio.I manufatti
di maggior pregio erano arricchiti
da guarnizioni d’argento, oro o pietre dure.
Uno
dei materiali più usati fu, naturalmente,
l’argento, anche in versione dorata
(vermeil), con decori a cesello sia semplici
che estremamente elaborati, a seconda delle
mode. Anche l’oro fu grande protagonista
di queste creazioni: i maestri orafi lo
abbinarono agli smalti, alla porcellana
e alle pietre preziose, riuscendo a creare
vere e proprie opere d’arte.
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Rara tabacchiera in argento del XVIII secolo, con vaschetta estraibile
nella quale miscelare il tabacco. Collezione Dario Ghio, Monte Carlo.
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Benché fossero solo
gli uomini ad utilizzarla, la tabacchiera
piaceva anche alle dame più eleganti,
a cominciare dalla marchesa di Pompadour
che, pare, ne possedesse un’intera
collezione. Luigi XV scelse la tabacchiera
come oggetto da regalare nelle occasioni
più diverse, tanto che essa diventò il
dono tipico del Diciottesimo secolo.
E per i più esigenti, esistevano
tabacchiere a due, tre o più scomparti
che contenevano qualità di tabacco
dall’aroma
diverso, da miscelare a seconda del gusto
personale.
Dalla Francia la moda delle
tabacchiere si estese in tutta l’Europa.
Sono degne di nota, a questo proposito,
le lavorazioni sfarzose dei maestri orafi
della Sassonia che, all’epoca delle
estrazioni minerarie di pietre preziose,
crearono scatole interamente ricoperte
di gemme.
Dagli inizi del XVIII secolo
e fino alla metà del XIX secolo,
furono di gran moda le vinaigrette, minuscoli
contenitori in oro o argento dalle forme
più svariate, che avevano al loro
interno una celletta, provvista di un coperchio
traforato, in cui venivano poste erbe o
sostanze aromatiche (o una spugnetta imbevuta
di sali).
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Vinaigrette in argento dorato e pietre dure colorate. Qui è ben
visibile la griglia che permette l'esalazione dei sali o dei profumi
contenuti all'interno. Scozia, XIX secolo. Collezione Dario Ghio, Monte
Carlo.
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Alcune di esse avevano un
secondo scomparto adatto a contenere del
profumo
in pasta. Oggetto tipicamente femminile,
la vinaigrette si portava nella borsetta
o nella tasca e, secondo una visione
romantica, veniva impiegata per far riprendere
conoscenza
a chi aveva subito un mancamento. In
realtà,
cosa molto più pratica e meno prosaica,
dato che l’igiene personale lasciava
alquanto a desiderare, serviva ad attenuare
gli odori sgradevoli.
Allo stesso scopo
esistevano delle piccole boccette, in
argento o cristallo, contenenti anch’esse
profumi o essenze. La cura delle propria
bellezza o la moda del momento portarono
anche alla
creazione di oggetti particolari e curiosi.
Intorno alla metà del XVIII secolo,
ad esempio, era di gran moda fra le signore
dell’alta società, e a volte
anche fra gli uomini, abbellire il proprio
aspetto applicando sul viso dei piccoli
nei posticci.
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Due rarissime tabacchiere in avorio scolpito, raffiguranti simboli portafortuna.
Il coperchio e le cerniere sono d’argento. Germania XVIII secolo.
Collezione Dario Ghio, Monte Carlo.
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Allo scopo di contenerli,
vennero create delle scatoline provviste
all’interno di uno specchio che ne
facilitava l’applicazione. Ancora
oggi se ne possono ammirare esemplari in
avorio e madreperla, con decorazioni d’oro
o d’argento.
A partire dalla fine del XVIII
e sino alla metà del XX secolo,
vi fu poi una grande produzione di astucci
per ciprie e belletti, trousse per il teatro
e pochette per le serate di gala, tutti
oggetti che, come abbiamo detto, venivano
esibiti soprattutto per ostentare ricchezza
e nobiltà.
Tra le cose che le signore
portavano con sé, non vanno dimenticati
quei piccoli astucci in cui erano custoditi
gli attrezzi per il cucito o la manicure
personale. Fabbricati in argento, argento
dorato, oro e smalti, erano dei veri capolavori
di gioielleria. Purtroppo ormai se ne trovano
pochissimi!
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Due
splendidi necessaire da cucito
in argento, a forma di pesce snodabile.
Germania, XIX secolo. Oggetti rarissimi,
contengono ditale, rocchetto e
aghi.
Collezione Dario Ghio, Monte
Carlo.
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Tre boccette portaprofumo
finemente cesellate, in argento e
vermeil. Roma e Germania, XVIII secolo.
Collezione Dario Ghio, Monte Carlo.
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Oggi sta cominciando a prendere
piede una nuova forma di collezionismo,
quello delle scatole portagioie che furono
di moda sul finire del XIX secolo, e che
le nostre bisnonne tenevano sul comò della
camera da letto.
La sera, prima di coricarsi,
vi riponevano gli orecchini, la collana
o gli anelli indossati durante il giorno.
Dal cuoio alla madreperla, anche questi
cofanetti sono stati realizzati con
materiali di ogni tipo, ma a la produzione
più vasta
resta quella in argento. Solitamente
erano lavorati a sbalzo e, al centro del
coperchio,
sfoggiavano una pietra semipreziosa.
Il portagioie non ha certo
raggiunto i livelli artistici dei precedenti
manufatti, tuttavia, in quanto testimonianza
di un’epoca, ha la sua importanza.
Per la stessa ragione, il collezionista
non dovrebbe, a mio avviso, limitare il
suo interesse alle produzioni più preziose
trascurando i manufatti destinati alle
classi meno abbienti, poiché il
fascino di questi oggetti è legato
grandemente alla storia e alla cultura
del loro tempo.
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Tabacchiera d’argento a cinque scomparti: poteva contenere altrettante
qualità di tabacco da miscelare secondo il proprio gusto. È un
pezzo rarissimo. Spessore: cm 4,5 ca. Parigi, 1778.
Collezione Dario Ghio, Monte Carlo.
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C’è anche
da tener presente che tabacchiere e altri
manufatti prodotti con materiali “modesti” oggi
sono i più rari e difficili da trovare
(per ovvie ragioni andavano persi o distrutti
con maggior facilità), quindi possiedono
un valore aggiunto.
In ogni caso, qualunque
sia il materiale di cui è fatto,
ognuno di questi oggetti esprime la capacità creativa
che ha contraddistinto un’epoca,
ed è parte di una tradizione di
arte e bellezza che merita di essere apprezzata
e valorizzata sotto ogni suo aspetto.
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Scatola portanei e belletto
in madreperla e avorio, con
incrostazioni d’argento.
Francia, XVIII secolo.
Collezione
Dario Ghio,
Monte Carlo.
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Roberto
Dabbene
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Quattro
vinaigrette in argento cesellato
con portaprofumo. Seppure minuscole
(l’altezza
non supera i 3 cm) si possono
scomporre in più parti.
Nell’alloggiamento
superiore vi era la spugnetta
imbevuta di sali, che le signore
in preda a malori odoravano
attraverso il coperchio traforato.
All’interno
della base, che si svita, veniva
conservato del profumo in pasta.
Collezione
Dario Ghio, Monte
Carlo.
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(Testo
e foto sono tratti dal libro dell'Antica
Orologeria Candido Operti Racconti
Preziosi 2007-2008)
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