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immagine La cassa dell’orologio: aspetti funzionali

La cassa dell’orologio: aspetti funzionali

Si può dire che la cassa sia per l’orologio quello che per un’automobile è la carrozzeria: oltre a conferire al segnatempo il suo aspetto sportivo, elegante o prezioso, essa ha il compito di contenere il movimento (ossia il “motore”) e di proteggerlo da acqua, polvere e umidità.

La cassa si compone di almeno cinque elementi fondamentali: carrure, anse, fondello, vetro e lunetta. La carrure è la parte centrale della cassa, il corpo vero e proprio che racchiude il movimento. Può assumere forme diverse: quella rotonda è la più comune, tanto che tutte le casse di disegno diverso sono semplicemente definite casse “di forma”; tra queste ultime le più diffuse sono la cassa carré (quadrata), quella rettangolare e la cassa tonneau, un rettangolo dai lati lunghi convessi.

Alla carrure sono “fissate” le anse, dette anche “corna”, ossia quelle doppie estremità entro le quali va ad agganciarsi il cinturino (o il bracciale); queste possono essere integrate (se la cassa è fabbricata per fusione), saldate o avvitate. Posteriormente la carrure è chiusa da un fondello, che può essere avvitato alla carrure stessa, serrato con piccole viti perimetrali o semplicemente chiuso a pressione: ma sempre con l’interposizione di una guarnizione in gomma che impedisce l’ingresso di acqua, umidità o polvere all’interno. Nella parte superiore, la carrure ospita il quadrante ed è chiusa da un vetro (minerale, in plastica o zaffiro inscalfibile). Anche tra vetro e carrure è sempre presente una guarnizione di tenuta. Il vetro è incastonato poi nella lunetta, anello di metallo che viene avvitato alla carrure o inserito a pressione.

Elementi “secondari” di una cassa, ma comunque importanti sia per la funzionalità che per l’aspetto di un orologio, sono la corona e gli eventuali pulsanti, che trovano posto sul fianco della carrure. La corona è la piccola “rotella” zigrinata, solitamente posta al tre, attraverso la quale si regola l’ora o si ricarica l’orologio meccanico; i pulsanti non sono presenti su tutti i modelli, ma solo su quelli che esplicano altre funzioni oltre all’indicazione dell’ora, principalmente i cronografi.

Cassa del Reverso cronografo Squadra GMT di Jaeger-LeCoultre

Cronografo Reverso Squadra GMT in oro rosa di Jaeger-LeCoultre: la cassa ribaltabile mostra il movimento, protetto da vetro zaffiro.

Fin qui abbiamo trattato degli elementi basilari di una cassa, quelli che si riscontrano su ogni orologio; negli anni, tuttavia, numerose sono state le variazioni sul tema e le realizzazioni che hanno lavorato sulla possibilità di dotare la cassa di funzionalità inedite, a volte dettate da effettive necessità, altre volte soltanto da un desiderio di rendere l’orologio più “giocoso” e desiderabile.

Il primo aspetto funzionale che ha spinto alla realizzazione di casse insolite è quello della protezione del vetro, prima dell’invenzione dei vetri in plastica o zaffiro. Sono nati allora degli orologi dotati di una griglia di protezione sul quadrante, come il famoso Pasha di Cartier, la cui “grille” è diventata un elemento decorativo ripreso anche in una linea di gioielli della famosa firma francese. Un’altra soluzione sopravvissuta all’avvento dei vetri infrangibili ed inscalfibili è quella della cassa ribaltabile del mitico Reverso di Jaeger-LeCoultre.

La leggenda vuole che siano stati gli ufficiali inglesi di stanza in India, appassionati giocatori di polo, a richiedere un orologio che potesse sopportare gli urti accidentali, frequenti nelle fasi impetuose del gioco. Nel 1931 nacque perciò l’idea della cassa che si rigira su se stessa, nascondendo il quadrante alla vista e lasciando esposto il ben più robusto fondello. Oggi la funzionalità del Reverso è ovviamente superata, ma l’aspetto giocoso della cassa ribaltabile continua ad appassionare, tanto che il Reverso Squadra, creato in occasione del 75° anniversario dell’orologio, non presenta il fondello di metallo ma, con ben maggior gusto per chi lo indossa, offre alla vista il movimento dell’orologio protetto da un vetro inscalfibile.

Omega Seamaster Planet Ocean

Omega Planet Ocean, dettaglio.

Altra caratteristica funzionale di primaria importanza, che ha sollecitato lo sviluppo di soluzioni tecniche diverse, è l’impermeabilità, che consente l’uso dell’orologio direttamente in acqua. A questo scopo, la prima soluzione adottata da tutti i costruttori sta nell’impiego di guarnizioni sovradimensionate che, premute tra fondello e carrure, assicurano l’aderenza necessaria ad impedire infiltrazioni di liquido. Mentre il vetro del quadrante non viene mai rimosso dalla sua sede, dove è inserito a forza, e quindi protegge efficacemente contro l’ingresso di acqua, il fondello può essere aperto per eventuali riparazioni, di conseguenza è una parte molto delicata. A questo proposito, la soluzione in assoluto più efficace consiste nell’eliminare completamente il foro del fondello, costruendo una cassa monoblocco in cui carrure e fondello sono uniti in un pezzo unico. Qui il movimento viene inserito nella cassa attraverso il foro del quadrante.

È questa la struttura impiegata fin dal primo Royal Oak di Audemars Piguet dove, in aggiunta, la guarnizione sovradimensionata diventa elemento di design, rimanendo lateralmente a vista, schiacciata tra carrure e lunetta per mezzo di bulloni passanti, i cui caratteristici e inconfondibili dadi a testa esagonale sono visibili sulla lunetta stessa. Ma le aperture della cassa più delicate e difficili da impermeabilizzare restano i fori in cui vanno inseriti la corona e i pulsanti. Una rivoluzione in questo campo fu introdotta dalla Rolex con l’invenzione di pulsanti e corona chiusi a vite, che permisero al suo Oyster di essere il primo orologio realmente impermeabile della storia. Ma altre soluzioni sono state studiate nel tempo, come il coperchio di protezione sulla corona, sempre nel Pasha di Cartier, o la leva di pressione sulla corona del Luminor di Officine Panerai.

Jaeger-LeCoultre ha dotato la cassa del Master Compressor Extreme World Chronograph di un sistema di ammortizzamento ad aria, che protegge il movimento da urti e vibrazioni. Nel disegno qui sotto, le diverse parti che compongono questa particolare "doppia" cassa.

Nel disegno, le diverse parti che compongono la particolare “doppia” cassa del Master Compressor Extreme World Chronograph di Jaeger-LeCoultre.

Riguardo ai pulsanti (problema che interessa solo i cronografi), resta un forte handicap: sebbene impermeabilizzati, i pulsanti chiusi a vite non possono essere impiegati in acqua. Solo una Casa ha negli anni sviluppato dei pulsanti che possono essere premuti anche quando l’orologio è sott’acqua: Omega, con i suoi modelli Seamaster 300m e Planet Ocean. Lo scopo è stato raggiunto grazie a una speciale costruzione ad elementi concentrici, che rende molto difficile il percorso che l’acqua dovrebbe compiere per entrare nella cassa, e all’impiego di numerose guarnizioni in gomma sovradimensionate.

Infine, l’ultima frontiera della progettazione legata alla funzionalità della cassa è quella dei sistemi di smorzamento delle vibrazioni, nocive per il buon funzionamento del movimento meccanico. Un esempio è la costruzione della cassa del Master Compressor Extreme World Chronograph di Jaeger-LeCoultre, dotata di un sistema di ammortizzamento ad aria destinato ad impedire che l’energia delle vibrazioni e degli urti accidentali si tasmetta al movimento. Sulla stessa linea è il sistema adottato nella cassa del modello Wyler, presentato a BaselWorld 2006, fornito di molle cilindriche – ma non del cuscinetto d’aria presente sul Master Compressor − per attutire l’effetto di urti e vibrazioni che sono i grandi nemici della precisione. Come si può notare, si tratta di un campo di ricerca da poco aperto dalle Case orologiere, dal quale ci aspettiamo ulteriori ed interessanti sviluppi in futuro…

Dody Giussani

Testo e foto sono tratti dal libro dell'Antica Orologeria Candido Operti
Racconti Preziosi 2006-2007