Articoli di arte e cultura
immagine Tabacchiera d'argento. Collezione Dario Ghio, Monte Carlo.

Tabacchiere d'argento e piccoli oggetti

Il gusto del bello, il piacere di mostrare (e di mostrarsi) hanno sempre caratterizzato ad ogni livello sociale il genere umano. Per questo motivo, nei secoli passati, si esibivano orgogliosamente abiti preziosi, gioielli, arredi e vasellame d’argento, nonché tutta una serie di oggetti d’uso personale che accompagnavano mode e abitudini. Il più importante di questi oggetti fu senz’altro la tabacchiera.

È necessario precisare che, con il termine tabacchiera, vengono designate impropriamente anche quelle scatole multiuso che esistevano ancor prima che l’impiego del tabacco diventasse da noi una consuetudine. Fin dall’antichità, infatti, si era fatto uso di piccoli contenitori a chiusura da portare con sé, per avere a portata di mano quanto potesse servire per una necessità urgente. Al loro interno erano custoditi unguenti, medicine, erbe curative, droghe e persino veleni.

In Europa la storia del tabacco cominciò dopo la scoperta dell’America nel 1492, ma le prime tabacchiere degne di questo nome fecero la loro comparsa nel 1600. Inizialmente il consumo che si faceva del tabacco era soprattutto a scopo terapeutico: dalla gastrite all’epilessia, dalla polmonite all’emicrania, una gran quantità di disturbi venivano curati con queste foglie. Si pensava addirittura che fumare, masticare o fiutare tabacco fosse il rimedio più sicuro contro la peste.

Due rarissime tabacchiere in avorio scolpito, raffiguranti simboli portafortuna. Germania XVIII secolo. Collezione Dario Ghio, Monte Carlo.

Due rarissime tabacchiere in avorio scolpito, raffiguranti simboli portafortuna. Germania XVIII sec.

Collezione Dario Ghio, Monte Carlo.

Ma col passare del tempo l’impiego del tabacco assunse sempre più un carattere voluttuario: in Francia, nel XVIII secolo, “fiutare” tabacco era considerato un vezzo, una fonte di svago, un atto di eleganza. Fu infatti sotto il regno di Luigi XV che il tabacco cominciò a diffondersi ampiamente, non solo a corte ma in tutti gli strati della popolazione, e la tabacchiera conobbe il suo periodo d’oro. La fantasia degli artigiani e dei maestri orafi esplose, dando vita a una produzione vastissima di modelli di ogni tipo e forma, realizzati con l’impiego dei materiali più diversi: legno, ottone, corno, avorio. I manufatti di maggior pregio erano arricchiti da guarnizioni d’argento, oro o pietre dure.

Uno dei materiali più usati fu, naturalmente, l’argento, anche in versione dorata (vermeil), con decori a cesello sia semplici che estremamente elaborati, a seconda delle mode. Anche l’oro fu grande protagonista di queste creazioni: i maestri orafi lo abbinarono agli smalti, alla porcellana e alle pietre preziose, riuscendo a creare vere e proprie opere d’arte.

Benché fossero solo gli uomini ad utilizzarla, la tabacchiera piaceva anche alle dame più eleganti, a cominciare dalla marchesa di Pompadour che, pare, ne possedesse un’intera collezione. Luigi XV scelse la tabacchiera come oggetto da regalare nelle occasioni più diverse, tanto che essa diventò il dono tipico del Diciottesimo secolo. E per i più esigenti, esistevano tabacchiere a due, tre o più scomparti che contenevano qualità di tabacco dall’aroma diverso, da miscelare a seconda del gusto personale.

Piccolo cofanetto portagioie d'argento, con profili di vermeil. È ornato da granati e turchesi. Italia, seconda metà dell'800. Collezione Dario Ghio, Monte Carlo.

Piccolo cofanetto portagioie d'argento, con profili di vermeil. È ornato da granati e turchesi. Italia, seconda metà dell'800.

Collezione Dario Ghio, Monte Carlo.

Dalla Francia la moda delle tabacchiere si estese in tutta l’Europa. Sono degne di nota, a questo proposito, le lavorazioni sfarzose dei maestri orafi della Sassonia che, all’epoca delle estrazioni minerarie di pietre preziose, crearono scatole interamente ricoperte di gemme.

Dagli inizi del XVIII secolo e fino alla metà del XIX secolo, furono di gran moda le vinaigrette, minuscoli contenitori in oro o argento dalle forme più svariate, che avevano al loro interno una celletta, provvista di un coperchio traforato, in cui venivano poste erbe o sostanze aromatiche (o una spugnetta imbevuta di sali).

Alcune di esse avevano un secondo scomparto adatto a contenere del profumo in pasta. Oggetto tipicamente femminile, la vinaigrette si portava nella borsetta o nella tasca e, secondo una visione romantica, veniva impiegata per far riprendere conoscenza a chi aveva subito un mancamento. In realtà, cosa molto più pratica e meno prosaica, dato che l’igiene personale lasciava alquanto a desiderare, serviva ad attenuare gli odori sgradevoli.

Allo stesso scopo esistevano delle piccole boccette, in argento o cristallo, contenenti anch’esse profumi o essenze. La cura delle propria bellezza o la moda del momento portarono anche alla creazione di oggetti particolari e curiosi. Intorno alla metà del XVIII secolo, ad esempio, era di gran moda fra le signore dell’alta società, e a volte anche fra gli uomini, abbellire il proprio aspetto applicando sul viso dei piccoli nei posticci. Allo scopo di contenerli, vennero create delle scatoline provviste all’interno di uno specchio che ne facilitava l’applicazione. Ancora oggi se ne possono ammirare esemplari in avorio e madreperla, con decorazioni d’oro o d’argento.

A partire dalla fine del XVIII e sino alla metà del XX secolo, vi fu poi una grande produzione di astucci per ciprie e belletti, trousse per il teatro e pochette per le serate di gala, tutti oggetti che, come abbiamo detto, venivano esibiti soprattutto per ostentare ricchezza e nobiltà.

Portaspezie d’argento dei primi del Settecento, di produzione francese. Collezione Dario Ghio, Monte Carlo.

Portaspezie d’argento dei primi del Settecento, di produzione francese.

Collezione Dario Ghio, Monte Carlo.

Tra le cose che le signore portavano con sé, non vanno dimenticati quei piccoli astucci in cui erano custoditi gli attrezzi per il cucito o la manicure personale. Fabbricati in argento, argento dorato, oro e smalti, erano dei veri capolavori di gioielleria. Purtroppo ormai se ne trovano pochissimi!

Oggi sta cominciando a prendere piede una nuova forma di collezionismo, quello delle scatole portagioie che furono di moda sul finire del XIX secolo, e che le nostre bisnonne tenevano sul comò della camera da letto.

La sera, prima di coricarsi, vi riponevano gli orecchini, la collana o gli anelli indossati durante il giorno. Dal cuoio alla madreperla, anche questi cofanetti sono stati realizzati con materiali di ogni tipo, ma a la produzione più vasta resta quella in argento. Solitamente erano lavorati a sbalzo e, al centro del coperchio, sfoggiavano una pietra semipreziosa.

Il portagioie non ha certo raggiunto i livelli artistici dei precedenti manufatti, tuttavia, in quanto testimonianza di un’epoca, ha la sua importanza. Per la stessa ragione, il collezionista non dovrebbe, a mio avviso, limitare il suo interesse alle produzioni più preziose trascurando i manufatti destinati alle classi meno abbienti, poiché il fascino di questi oggetti è legato grandemente alla storia e alla cultura del loro tempo.

C’è anche da tener presente che tabacchiere e altri manufatti prodotti con materiali “modesti” oggi sono i più rari e difficili da trovare (per ovvie ragioni andavano persi o distrutti con maggior facilità), quindi possiedono un valore aggiunto. In ogni caso, qualunque sia il materiale di cui è fatto, ognuno di questi oggetti esprime la capacità creativa che ha contraddistinto un’epoca, ed è parte di una tradizione di arte e bellezza che merita di essere apprezzata e valorizzata sotto ogni suo aspetto.

Roberto Dabbene

Testo e foto sono tratti dal libro dell'Antica Orologeria Candido Operti
Racconti Preziosi 2007-2008

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