Articoli di arte e cultura
immagine Eccezionale vassoio d’argento, con punzoni di Torino, della prima metà dell’Ottocento. Misura 80x47 cm, pesa circa 5 chilogrammi ed è stato realizzato dal celebre e valente argentiere Carlo Balbino. Al centro reca lo stemma di Casa Savoia cosa che lo rende ancor più raro e prezioso. Elegantissimi i manici e la bordatura abilmente decorati a sbalzo e cesello con motivi naturalistici. Collezione Dario Ghio, Monte Carlo.

Il vassoio d'argento

L'argento è sempre stato, insieme all’oro, simbolo di ricchezza e di potere e, ancor più dell’oro, si è prestato ad essere “esibito” sotto forma di oggetti d’uso, per mettere in mostra il proprio benessere e la propria condizione sociale.

L’occasione più frequente per fare sfoggio della propria ricchezza era quella legata ai ricevimenti, alle feste, alle grandi occasioni, e in questo ambito gli argentieri di ogni tempo hanno espresso tutta la loro arte e maestria: dagli apparati da tavola e di decoro degli ambienti, ai mobili in argento massiccio – come quelli realizzati in Francia durante il regno di Luigi XIV, detto appunto il Re Sole – queste fastose creazioni servivano soprattutto a dimostrare ai potenti del tempo il livello di agiatezza di cui si godeva. È anche vero, però, che spesso la realizzazione di un manufatto d’argento o d’oro non era solo il frutto di un capriccio: a una reale necessità doveva comunque corrispondere sempre una qualità molto elevata. I metalli preziosi, inoltre, erano un investimento sicuro, poiché costituivano una riserva a cui attingere nei momenti di bisogno (il che ha portato, ahimé, alla distruzione di veri capolavori!).

Preludio al Liberty: deliziosi e originalissimi manici a forma di foglia, con due piccole ranocchie pronte a spiccare il balzo.

Vassoio viennese preludio al Liberty. Particolare del manico con la piccola ranocchia pronta a spiccare il balzo.

Durante il periodo Barocco l’ostentazione era spinta sino all’eccesso, tanto che l’esecuzione di alcuni pezzi richiedeva tempi molto lunghi e il superamento di difficoltà tecniche non indifferenti. In questa gara di esibizione, anche il vassoio ha giocato un ruolo rilevante, in particolare durante il XVIII secolo e per tutto il XIX secolo, e ancora oggi è raro che nelle nostre case manchi un vassoio d’argento, seppure meno fastoso e importante di quelli antichi.

Nelle dimore dei signori di un tempo, la distanza tra le cucine e la sala ove si svolgevano pranzi e ricevimenti era considerevole, l’uso del vassoio, quindi, diventava indispensabile per il servizio in tavola. Il vassoio utilizzato a questo scopo era di dimensioni piuttosto grandi e, per poterlo trasportare con il suo carico di piatti o vivande, ci volevano due servitori. Perciò era necessario dotarlo di manici e di una lastra di notevole spessore e robustezza. Oltre alle riunioni conviviali intorno a una tavola imbandita, non dobbiamo poi dimenticare i ricevimenti in piedi, usanza entrata in vigore nel XIX secolo, in cui i servitori passavano con il vassoio tra gli ospiti distribuendo bicchieri, tazzine da caffè, dolcetti, e così via, come del resto avviene tuttora.

Come tutte le argenterie di un tempo, anche il vassoio poteva essere contraddistinto da uno stemma, un simbolo nobiliare, una dedica... a sottolinearne l’appartenenza. Inoltre, trattandosi di un bene, spesso recava inciso il suo numero di registrazione negli inventari del cosiddetto “guardaroba". È importante mettere in evidenza che l’esecuzione manuale di un vassoio d’argento è una tra le lavorazioni più delicate e che richiedono maggiore maestria.

Un tempo, per poter essere ammesso alla sua corporazione e ottenere la “patente” per esercitare l’arte, l’aspirante argentiere doveva mostrare agli esaminatori il cosiddetto “capo d’opera”, che altro non era che un oggetto di sua esecuzione a dimostrazione della maturità raggiunta. Se si superava l’esame “vassoio”, essendo questo uno dei pezzi più difficili da realizzare, ci si poteva considerare a buon diritto un argentiere esperto. Il vassoio era prodotto completamente a mano, senza l’aiuto di torni o stampi. Il fondo veniva livellato solo con l’utilizzo di un apposito martello, che il maestro argentiere manovrava dando dei colpi cadenzati sulla lastra, appoggiata su un piano o inclinata. Per riuscire ad ottenere un manufatto perfetto ed evitare che il fondo risultasse imbarcato e si muovesse, tale lavoro richiedeva un’abilità eccezionale. Gli argentieri che si specializzavano in questo tipo di attività venivano chiamati “tiratori a martello“.

Detaglio del vassoio a ringhiera con motivo a palmette lavorato a traforo. Milano, 1820 circa. Bottega di Tommaso Panizza. Collezione privata.

Vassoio a ringhiera. Dettaglio del motivo a palmette lavorato a traforo.

Per ciò che riguarda le caratteristiche estetiche, solitamente i vassoi erano di forma ovale o rettangolare e, salvo rare eccezioni, erano forniti di manici. A seconda delle mode, avevano la falda o il bordo riccamente decorati a sbalzo e cesello, come nella prima metà del Settecento, o si distinguevano per un design semplice e lineare, come nel periodo Neoclassico, in cui prese piede anche la moda del vassoio a “ringhiera”, con fascia traforata o piena.

Tipici i vassoi a ringhiera in uso a Venezia, in alternativa a quelli con il bordo decorato con il classico motivo “S. Marco”, che imita un cordoncino. A proposito di decori, nel periodo Impero era molto in uso il bordo con motivo a foglioline d’acanto. La maestria degli argentieri ebbe modo di esprimersi anche nei manici che, secondo le fantasie del momento, presero le forme più incredibili e bizzarre: in periodo napoleonico, ad esempio, raffiguravano sirene, levrieri o personaggi mitologici, mentre nel Barocco erano ridondanti di foglie o figure grottesche.

Per ragioni tecniche, soprattutto nel XVIII secolo, e in particolare a Venezia, si preferiva fissare il bordo e i manici con dei ribattini (chiodi con doppia testa) invece di saldarli, evitando così che l’eccessivo calore deformasse il fondo del vassoio. Per lo stesso motivo, il fondo dei vassoi a ringhiera veniva fissato a pressione all’interno della fascia. Non bisogna poi dimenticare che le forme e gli stili usati, oltre ad essere l’espressione di un particolare momento creativo, risentivano delle vicissitudini politiche ed economiche. Un classico esempio è dato dalla produzione inglese, che durante il periodo napoleonico si contrappose con una propria linea alla produzione francese dilagante in Europa.

Tornando a parlare dell’uso dei vassoi, non possiamo non citarne uno molto particolare, oggi del tutto tramontato. Nei secoli scorsi, presso i ceti sociali elevati vi era la consuetudine d’indossare i guanti, simbolo di raffinatezza ed eleganza. Quando un nobile si recava in visita o a un ricevimento, all’ingresso del palazzo trovava sempre un valletto che reggeva un vassoio d’argento su cui egli depositava i guanti, per poi riprenderli all’uscita. Era un gesto di cortesia nei confronti del padrone di casa, ma anche una questione di sicurezza poiché evitava che l’indumento potesse celare un pugnale o un’altra arma offensiva. Il vassoio che aveva questa funzione era chiamato guantiera: non era necessario fosse di grandi dimensioni, ma certamente doveva essere bello e d’effetto. A questo scopo poteva essere usato anche un “piatto da parata”, ovvero uno di quei piatti riccamente ornati che venivano esposti nelle sale dei banchetti per ostentare la ricchezza della famiglia.

I cambiamenti avvenuti nella nostra società hanno inevitabilmente mutato abitudini e comportamenti, ma restano ancora, se così si può dire, “tracce” delle antiche usanze. La presenza, all’ingresso della propria abitazione, di un vassoietto per appoggiare la posta o altro è un retaggio di quei tempi; offrire qualcosa al proprio ospite in visita usando un vassoio d’argento riveste ancora un certo significato di “riguardo”... che tuttora piace e fa piacere.

Roberto Dabbene

Testo e foto sono tratti dal libro dell'Antica Orologeria Candido Operti
Racconti Preziosi 2008-2009